Le Tipicarelle

24 Dicembre 2023

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Il simbolismo del cibo nell’arte, molto più che “mangiare”

Arte e cibo: un binomio antico quanto l’uomo

 

Da sempre, il cibo ha occupato un ruolo peculiare nelle opere d’arte attraverso le diverse epoche. Dalle rappresentazioni di scene di caccia nei graffiti preistorici, ai mosaici pompeiani e bizantini, fino alle celebri tavole del Rinascimento, come “L’Ultima Cena” (forse la scena più frequentemente ritratta nella storia dell’arte).

Nell’arte, il cibo si erge come protagonista indiscusso, un soggetto che trascende il suo stato materiale per diventare un simbolo complesso di cultura, storia e, soprattutto, espressione creativa. Numerosi artisti, attraverso i secoli, hanno deciso di dipingere, scolpire e narrare storie intorno al cibo, dando vita a opere intrise di significati più profondi.

disegni tupestri in una antica parete di una grotta primitiva

Il Cibo nella storia dell’Arte

 

Cibo come Metafora: Il cibo, con la sua variabilità e complessità, offre agli artisti una metafora ricca di sfumature. Pablo Picasso ha affermato che “l’arte è la bugia che ci permette di capire la verità”. In questo contesto, il cibo diventa un veicolo per esplorare la complessità umana, affrontando temi come l’amore, la gioia, la nostalgia e la caducità.

Sensazioni Culinarie come Ispirazione: Gustare un buon pasto va oltre il semplice atto di nutrirsi; è un’esperienza sensoriale completa. Vincent van Gogh, in una delle sue lettere, ha descritto il suo desiderio di dipingere “quello che si mangia”, cercando di catturare la ricchezza sensoriale dei cibi attraverso i pennelli. I colori vivaci e i dettagli intricati nei suoi dipinti testimoniano la sua capacità di tradurre le sensazioni culinarie in capolavori visivi.

La Cucina come Paesaggio Emotivo: Il cibo diventa un paesaggio emotivo, una tela su cui dipingere emozioni e storie. Frida Kahlo, icona dell’arte messicana, ha spesso raffigurato il cibo come elemento simbolico nei suoi autoritratti. Le sue opere, con frutti e piatti tradizionali, svelano la connessione tra la sua identità, il suo dolore e il mondo che la circondava.

Il Simbolismo Alimentare: Oltre alla sua estetica, il cibo assume spesso significati simbolici nelle opere d’arte. Ad esempio, l’uovo, presente in molte opere, può rappresentare la vita, la nascita o la potenzialità. Salvador Dalí, noto per il suo surrealismo, ha incorporato regolarmente immagini di orologi molli nei suoi dipinti, trasmettendo un senso di distorsione temporale simile a quella esperita durante una lunga cena.

il celebre quadro di frida khalo, viva la vida

Il simbolismo del cibo nell’arte

 

Il cibo ha sempre svolto un ruolo di rilievo nell’arte, comunicando al pubblico la natura del dipinto (religiosa, profana, ecc.), lo status sociale dei protagonisti (pane e legumi per i poveri, dolci e selvaggina per le classi elevate), e l’epoca della scena.

Questo utilizzo del cibo come simbolo si basa sulla tecnica del simbolismo, che permetteva di trasmettere molte informazioni attraverso immagini, rendendo l’arte accessibile anche a chi non poteva leggere, data la diffusa presenza di analfabetismo in diverse fasi della storia umana.

Nei dipinti e mosaici più antichi, il cibo era rappresentato principalmente nella sua funzione “nutrizionale”, cercando di attirare la benevolenza della Natura e scongiurare il pericolo della carestia, spesso presente in epoche passate.

Durante il Medioevo, il cibo acquisisce significati simbolici più complessi, rappresentando non solo le differenze di classe sociale, ma anche la ciclicità della vita, il susseguirsi delle stagioni, i vizi e le virtù umane, e le diversità culturali tra i popoli.

Fino al XVII secolo, il cibo era spesso un co-protagonista nelle opere d’arte, utilizzato per illustrare scene di vita quotidiana o per conferire maggiore enfasi ai dipinti “in posa”.

Il termine “Still Leben” o “natura morta” fa la sua comparsa agli inizi del Seicento, indicando opere che raffigurano elementi statici come libri, strumenti musicali e, naturalmente, cibo. In queste opere, gli alimenti vengono usati per indicare epoche e situazioni socio-economiche, ma diventano sempre più protagonisti nelle opere, assumendo forme diverse, dalle pietanze disposte casualmente su una tovaglia a costruzioni più strutturate dove il cibo forma uno schema preciso.

Opere come quelle di Giuseppe Arcimboldo, che conferisce sembianze antropomorfe a frutta e verdura, aggiungono un tocco unico al modo in cui il cibo è rappresentato nell’arte.

Tra il 1500 e il 1700, l’arte riflette l’andamento della storia umana, documentando periodi di abbondanza e carestia in una sorta di fotografia che illustra gli avvenimenti storici più dei documenti scritti.

Tra il 1700 e il 1900, i cibi rappresentati comunicano messaggi precisi agli spettatori. Artisti come Van Gogh cercano di ridare dignità a tutte le classi sociali, mentre De Chirico vuole trasmettere il legame tra natura e uomo.

Nella seconda metà del XX secolo, terminato il periodo delle tensioni sociopolitiche, emergono la “Eat Art” e la “Pop Art”. Entrambe utilizzano il cibo come simbolo del consumismo, sfruttando l’impatto visivo di immagini statiche ma intensamente colorate.

Infine, la transizione dall’arte figurativa dipinta alla fotografia diventa evidente nella nostra epoca, con artisti come Carl Warner, erede moderno di Arcimboldo. Con le sue fotografie di “paesaggi di cibo” e la creazione della corrente artistica “Foodscapes”, Warner dimostra come obiettivo e luci abbiano sostituito pennelli e tela senza perdere la magia dell’opera finita.

il vertumno di Giuseppe Arcimboldo

Cibo e arte: cosa simboleggiano di solito gli elementi

 

Nel corso dei secoli, i dipinti hanno immortalato una vasta gamma di alimenti, alcuni dei quali ritornano frequentemente nelle opere d’arte, sia in epoca antica che moderna, soprattutto nei quadri di ispirazione classica.

Tra questi simboli ricorrenti troviamo:

  • L’uovo: Universale emblema della natura, è connesso all’immagine di Cristo risorto, simboleggia la ciclicità della vita e il susseguirsi delle stagioni.
  • L’ostia: Rappresenta il corpo di Gesù e, al contempo, simboleggia la misericordia e lo Spirito Santo.
  • L’uva: Nelle opere a tema religioso, insieme all’ostia, simboleggia il corpo e il sangue di Cristo, l’Ultima Cena e la redenzione. In opere di ispirazione classica, rappresenta abbondanza, ricchezza, fortuna e aspettative per il futuro.
  • Il pane: Simbolo cristiano evidente, nelle opere religiose indica il corpo di Gesù al posto dell’ostia; nelle opere laiche, rappresenta lavoro, onestà, perseveranza e pazienza.
  • La mela: Un simbolo che oscilla tra sacro e profano. In opere religiose rappresenta il giudizio divino, la perdita del paradiso terrestre e la tentazione; in quelle classiche, simboleggia bellezza (richiamando Afrodite, dea dell’amore), fecondità, abbondanza e il paganesimo come radice culturale umana, non come peccato.
  • La melagrana: Sia nelle opere classiche che in quelle religiose, simboleggia la giustizia, spesso ritratta nelle mani di Gesù o dell’allegoria della Giustizia, che regge una bilancia. Grazie ai suoi numerosi chicchi, rappresenta anche, insieme alla mela, fecondità, abbondanza e il ritorno alla vita dopo l’inverno.
  • Il pesce: Inteso come cibo, rappresenta Gesù e la resurrezione, ma anche l’acqua, la vita, le sue origini e la memoria ancestrale.

Il cibo nell’arte collega gli avvenimenti storici ai simboli di ogni epoca. Metafora della sottomissione della natura e dei bisogni primari umani, il cibo diventa un veicolo di comunicazione immediata e semplice per gli osservatori, offrendo non solo informazioni sulla sua epoca, ma anche messaggi nascosti tra le immagini stesse. Questo continuo scambio di significati tra passato, presente e futuro si perpetua grazie all’immortalità delle opere degli artisti di ieri, di oggi e di domani.

 

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